35) Sartre. Cultura e propaganda.
Sartre rileva che la guerra fredda pretende che la cultura si
trasformi in propaganda. Egli ritiene che le maggiori
responsabilit in questo campo siano dell'Occidente. Il filosofo
francese fornisce poi la sua interpretazione del caso
Pasternak..
J.-P. Sartre, Il filosofo e la politica (vedi manuale pagine 434-
435).

 La teoria e la pratica sono inseparabili e la prima, anche quando
si definisce indipendente,  direttamente o indirettamente
subordinata alla seconda. Il problema non  questo. Ma se la
prassi che subordina ai suoi fini la teoria  di ordine militare,
la degradazione si allarga dal sapere rigoroso fino a tutte le
forme culturali. A partire dalla guerra fredda e dalla politica
dei blocchi ogni produzione dello spirito viene utilizzata come
un'arma. In altri termini la letteratura e le arti sono annesse
alla propaganda. Ma questo non sarebbe ancora grave, dal momento
che se la propaganda  lo strumento indispensabile della politica
finisce per divenire un elemento integrale della cultura. Ma si
tratta di una propaganda militare che spezza l'unit reale della
cultura e sostituisce la separazione radicale alle contraddizioni
feconde che tale unit ci mostra, introducendo tra le opere
dell'est e dell'ovest un no man's land simile a quello che separa
le linee nemiche. Si fa una bomba di un'opera d'arte o di un
libro. Ed  l'occidente, qui, che conduce l'offensiva e perpetra
le aggressioni.
Qual  il procedimento pi palese? Si prende un libro, se ne
falsifica il senso e si vuole che il lettore vi reperisca la prova
dell'indegnit del regime nemico. Ci pu farsi in due modi:
rubando un'opera all'avversario e rinviandogliela falsificata,
oppure prendendo un prodotto del proprio suolo e alterandolo con
metodi sfrontati. Il primo procedimento non ha nulla di nuovo: dal
1917 i giornali occidentali hanno ritorto contro il regime
socialista le critiche che i giornali sovietici pubblicavano
apertamente nell'intenzione di correggere i loro errori. E fino a
quando ci si limitava a questo la cultura non ne soffriva. Ma oggi
sono gli autori sovietici che si cerca di trasformare in nemici
del regime. Vi sono dei giovani poeti nell'URSS i quali hanno
tentato di avviarsi su nuovi sentieri; in pittura, non occorre
dirlo, questi giovani sono parte integrante del regime che li ha
prodotti, ed  nel quadro dell'edificazione socialista che essi
intendono tentare la loro esperienza, e le lotte che essi possono
intraprendere restano sul terreno della cultura. Tuttavia, un
giornalista di Life ha osato chiamarli oppositori, nemici del
governo e del partito comunista. Di conseguenza - e come potremmo
dubitarne? - gli artisti diffidano degli stranieri di buona
volont che pretendono di capirli e si affretteranno invece, al
loro ritorno, a trattarli come controrivoluzionari.
Lo stesso procedimento si  avuto nel caso di Pasternak. Non sta a
me dire ci che abbia rappresentato e rappresenti tuttora il
grande poeta per la giovane generazione; i sovietici non hanno
dubbi, comunque, che egli abbia trascorso la sua vita senza
preoccuparsi troppo della politica e che i problemi, i veri drammi
e le Brandi realizzazioni dell'URSS, gli siano sovente sfuggiti.
Ci significa, come ha scritto recentemente uno studente sovietico
a un settimanale parigino, che i giovani - i quali conoscono a
memoria le sue poesie - non hanno interesse per il suo romanzo Il
dottor Zivago, scritto mirabilmente, mi  stato detto, ma estraneo
alle loro preoccupazioni. Tuttavia si  rubato Il dottor Zivago
alla Russia, si  pubblicato in Italia quando non era stato
stampato nell'URSS e si  voluto fare di Pasternak un martire
dell'anticomunismo, cosa che egli assolutamente non era: in primo
luogo, perch questo solitario raccontava la sua vita di mistica
solitudine che sarebbe stata press'a poco la stessa sotto
qualsiasi regime; secondariamente, poich egli godeva della
considerazione di tutti. La manovra iniziata dalla stampa
americana ha avuto gli sviluppi che tutti sanno, e assegnando il
premio Nobel a un sovietico la giuria svedese ha creduto di
premiare un anticomunista trasformando il suo libro in una bomba
culturale che sarebbe dovuta scoppiare a Mosca.
J.-P. Sartre, Il filosofo e la politica, Editori Riuniti, Roma,
1972, pagine 298-300.
